Poster moralizzatori negli spazi pubblici

Lo spazio pubblico può essere un potente strumento di propaganda, permette di raggiungere un ampio pubblico con una spesa minima. Cartelloni e poster hanno tappezzato tutte le strade in cui ho camminato, tutti gli autobus che ho preso, le fermate in cui ho aspettato, i cancelli che ho aperto consigliandomi chi votare cosa mangiare,cosa comprare quale numero chiamare in caso di difficoltà. Mai mi era capitato però di imbattermi in poster e stickers che mi consigliassero come comportarmi per essere moralmente una brava donna e rispettare i dettami di Dio.

A Gerusalemme, ad Est come ad Ovest, nei quartieri palestinesi come quelli ebraici ortodossi stickers come questo dettano in modo esplicito come vestirsi.

Questo outfit non è accettato da Dio

Questo outfit non è accettato da Dio

Non basta coprirsi i capelli bisogna indossare lunghe tuniche e chi non lo fa non è una buona musulmana. Storia simile nei quartieri Haredi, a ovest, si trovano i pashkevilim poster popolari che invitano le donne ad un uso segregato dei marciapiedi e a vestirsi in modo modesto. I fondamentalismi non sono solo uno strumento di oppressione delle donne ma anche di discriminazione tra le donne, tra quelle buone e quelle cattive. Per una volta est e ovest hanno un problema comune da affrontare, anche nell’uso dello spazio pubblico va applicato il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne. Un poster moralizzatore può essere violento e discriminante, quanto gli offensivi poster pubblicitari altrove, e va rimosso.

Donna cadavere la pezza che toglie le tracce di un femminicidio

Donna cadavere la pezza che toglie le tracce di un femminicidio

 

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Moda sposa 2013 a Gerusalemme, tra sogni perline ed eccessi

Un giro a Salahaddin street nel cuore di Gerusalemme est di sabato, mentre l’altra metà della città è deserta per il silenzioso rispetto dello Shabbat, dovrebbe essere inserito nella top ten delle cose da fare nella città santa.

Salahaddin street è la via dello shopping palestinese nella capitale, i negozi si susseguono fitti, abbigliamento casalinghi e negozi di abiti da sposa spopolano. La frequenza di negozi di abiti da cerimonia colpisce sia in numero che in iridescenza  Il matrimonio è un rito di passaggio obbligatorio e importante. Non è inusuale trovare catene umane di ragazze adolescenti appena uscite da scuola, incollate alle vetrine che sussurrano e ridono piene di sogni e pensieri maliziosi. Per quel giorno speciale è bandita la modestia, per molte di loro il matrimonio è l’unica occasione in cui sfoggiare abiti sontuosi colorati e scollati, da vera principessa senza veli e tuniche. La fantasia e il gusto non hanno limiti, e io solo (ma solo) per rigor di cronaca mi sono fatta trascinare in uno di questi templi del troppo…..

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Il classico bianco è ormai sorpassato e relegato ad un angolo del negozio

Un appropriato camerino

Un appropriato camerino

Sposa all'ultimo grido

Sposa all’ultimo grido

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Piccole casalinghe disperate crescono

Shock in ufficio, la mia collega mi mostra il suo ultimo acquisto e alla mia faccia perplessa risponde con una delle frasi più stereotipate e sessiste che abbia mai sentito: ” Le ho comprato questo libro BAKE with MUM, sai mia figlia (5 anni) quando è stressata ha bisogno di cucinare biscotti per rilassarsi”

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Un salto tra gli armeni di Gerusalemme

La comunità armena in Gerusalemme è una delle più antiche comunità fuori i confini dell’Armenia. Gli armeni occupano uno dei quartieri,il più piccolo, in cui è suddivisa la città vecchia (gli altri quartieri sono il quartiere musulmano, il quartiere cristiano e quello ebraico).

Ma chi sono gli armeni? Per quelli nati negli anni 80, come me, non ce n’era traccia sui libri di scuola. Forse uno specchietto colorato in alto a destra, uno di quelli da non leggere per risparmiare tempo.  Finchè un giorno (fortunatamente per me è andata così) ti imbatti in un libro bellissimo, La Masseria delle Allodole di Antonia Arslan, che ti fa scoprire non solo gli armeni ma anche il genocidio di cui sono stati vittima. A causa delle persecuzioni subite la diaspora armena ha raggiunto molti paesi, dagli Stati Uniti all’Italia. Questo popolo originario dell’anatolia orientale dopo secoli di conquiste e annessioni ha visto finalmente la nascita di uno stato indipendente nel 1991 con la disgregazione dell’URSS.

Gli armeni sono una delle più antiche comunità cristiane covertite , dal 301 dc il cristianesimo è stato dichiarato religione di stato. La chiesa armena non appartiene però nè a quella cattolica nè a quella ortodossa, ha mantenuto una sua forte identità e indipendenza nel credo e nel culto. La Pasqua armena ad esempio verrà celebrata il 4 maggio con un rito che prevede grandi fuochi.

Tra cibo e artigianato: strategie di ricca sopravvivenza a Gerusalemme. Il quartiere armeno a Gerusalemme si visita con un paio d’ore se ci si ferma in una taverna armena però può succedere di tutto, può succedere che si perda il controllo del tempo e dei piani. Il cibo è prettamente a base di carne dal sapore forte e speziato. Noi siamo state all’armenian tavern, ristorante un pò turistico ma molto caratteristico a partire dall’eccessivo arredamento  “barocco orientale”.

Armenian tavern a tavola tra lampade, mappe e gioielli

Non è mai abbastanza

Non è mai abbastanza

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Due lucette

Seppure accecate dai bagliori di tanta abbondanza , per tutto il pranzo non abbiamo fatto altro che ammirare i bellissimi gioielli esposti nelle vetrine. Al momento del conto chiediamo informazioni sui gioielli ed è così che il signore schivo alla cassa salta in piedi e ci porta di sopra, nel suo mondo. Dietro una piccola porticina al livello della strada c’è il prezioso negozio di Moses, rimaniamo lì quasi un’ora a provare dei gioielli bellissimi, a sentire le sue storie e ovviamente a contrattare. La famiglia lo costringe a lavorare al ristorante,quando lui vorrebbe stare nella sua tana e nel suo mondo (in cui oltre ad argento e pietre preziose c’è tanto alcol e viaggi in posti esotici). Parlare con uno sconosciuto è sempre affascinante, soprattutto se appartenente ad una cultura così ricca e poco conosciuta. Ci invita da lui per la Pasqua e facciamo ottimi affari.

Da sapere. La comunità armena nella città vecchia è sempre più piccola, gli abitanti hanno poche opportunità di sopravvivenza, se non dedicarsi alle attività collegate ai pellegrinaggi e al turismo, ristoranti e artigianato per l’appunto, con cui si fanno buoni profitti. Il quartiere è piccolo e sovraffollato, e è a rischio occupazione e confisca di spazi. La soluzione per molti è lasciare Gerusalemme  e per chi rimane sostenersi con gli aiuti della chiesa e della diaspora per mantenere la presenza fisica e storica nella città. Per approfondimenti in inglese ecco due interessanti articoli:

 http://asbarez.com/86587/

http://asbarez.com/109128/lamenting-jerusalem-the-armenian-quarter-in-the-old-city/

Nella tana di Moses, da notare gli orecchini in argento antico di Benedetta

Nella tana di Moses, da notare gli orecchini in argento antico di Benedetta

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Il gelato filante

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Gum Arabic ice cream in Rukab’s shop, Ramallah                                                                                  

A Ramallah, in Rukab’s street, una  caotica via centrale della citta’ potete assaggiare un must locale il gelato alla gomma arabica presso la gelateria Rukab’s attiva dal 1940. L’esperienza di mangiare il gelato “arabo” (booza) e’ totalmente un’altra cosa rispetto al gelato italiano, piu’ leggero e gommoso e’ semplicemente divertente da assaggiare giocando con la sua consistenza, come i bambini con la mozzarella filante. Molto meglio che mangiare qualsiasi altro gelato all’estero che pretende di essere italiano. Questo e’ semplicemente diverso ed unico, non e’ facile da trovare. Ingredienti base sono la mistika la gomma arabica e il sahlab un estratto dal tubero dell’orchidea, che sono poi aromatizzati con i differenti gusti.

Vi sorprendera’ sapere che comunque sebbene il gelato italiano goda, a ragione, di fama mondiale le sue origini sono fatte risalire agli arabi che nel IX secolo durante l’invasione della Sicilia introdussero il sorbetto. Abbiamo molte cose in comune con i cugini arabi, non per ultima la passione per il cibo.

 

 

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La domenica delle palme a Gerusalemme, uno spettacolo amaro

La tradizione cristiana celebra, la domenica prima di Pasqua come la domenica delle palme. Gesu’, in occasione della festa ebraica della Pasqua , raggiunse la città santa di Gerusalemme ove fu accolto come messia dalla folla festante che lo acclamò gridando Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore e agitando rami d’ulivo e di palma. A Gerusalemme l’evento richiama cristiani da tutto il mondo, un serpentone di fedeli appartenenti a diversi gruppi dal monte degli ulivi scende fino a New Gate in un clima di festa, canzoni palme e olivi ondeggianti. E’ incredibile vedere quanto questo percorso simbolico richiami gruppi da ogni parte del mondo, e riunisca insieme cattolici protestanti e ortodossi.

Bambine del gruppo filippino, uno dei più allegri e festosi durante la processione

Bambine del gruppo filippino, uno dei più allegri e festosi durante la processione

Partecipanti dall'india

Partecipanti dall’India

La Palestina, palcoscenico dell’evento, offre agli spettatori e ai partecipanti lo spettacolo di bande di scout che accompagnano la processione. I ragazzi che formano i gruppi di scout sono cristiani provenienti da tutta la Cisgiordania. La comunità cristiana è una minoranza, ma è molto radicata in tutto il territorio e vanta secoli di convivenza pacifica con la maggioranza musulmana con cui condivide il sogno di una Palestina, come Stato unito e libero.

Per questi ragazzi tirati a lucido e pronti ad aprire il corteo non è stato facile arrivare qui. Paradossalmente lo è stato più per i gruppi di ragazzi americani o filippini che si incrociano nel chiassoso flusso umano, dall’Europa non c’è nemmeno bisogno di un visto, di una approvazione particolare . Per entrare a Gerusalemme loro, palestinesi, hanno avuto bisogno di un permesso speciale rilasciato dalle autorità israeliane. Il permesso è stato per molti negato o è arrivato troppo tardi, secondo fonti ufficiali solo tra il 30 e il 40% delle richieste è andato a buon fine. Per gli altri, inneggiare alla pace con in mano una palma, mostrare le doti da musicanti sviluppate in lunghe preparazioni e pregare nella propria città di culto non è stato possibile.

Gruppi di scout al raduno prima della processione

Gruppi di scout al raduno prima della processione

Jifna, 22 km da Gerusalemme, una delle parrocchie della Cisgiordania presenti

Jifna, 22 km da Gerusalemme, una delle parrocchie della Cisgiordania presenti

Le famiglie musulmane guardano divertite la processione ai lati della strada

Le famiglie musulmane guardano divertite la processione ai lati della strada

Le forze armate israeliane presidiano tutta la manifestazione da punti strategici

Le forze armate israeliane presidiano tutta la manifestazione da punti strategici

L'arrivo alla porta chiamata New Gate

L’arrivo alla porta chiamata New Gate

 

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How to organize an housewarming party

Frankly I hadn’t known how to organize a housewarming party until I decided with my flatmate to have one last saturday. I didn’t have to much time to plan it, and now I realize it was a blessing rather than a curse.
Facebook is a valuable resource for this kind of events, on tuesday we created a page for the event inviting our friend, with a small description of the event, time place, with a google map and the arrangement for food and drinks. We offered some food and asked people to bring something to cheer with. If you are lucky enough you can have a graphic design flat mate who designs for the event a cool poster. Our housewarming was titled open day because, it was how Raphael called it for the first time, and actually the concept behind is properly opening your house.
We woke up late on  Saturday and we spent all day busy with cleaning ( not too much we were foreseeing a bigger cleaning effort after the party) and cooking. Our guests were all late, so we had finally time for us to dress up, prepare some music playlists on the computer and light up the candles. Mostly all people invited came, there was an incredible melting pot and an easy going atmosphere. The nice party, the joy and the cheers warmed up the house and paid us back for preparing the party. One month after we stepped in this fabulous apartment we opened it, and it was a success with two small shortcomings a spot on the sofa and tons of food left. When an Italian woman says she will offer finger food she probably meant a huge dinner. Lesson learnt one , food is not so important for your guest at the party, so it is easy even if you are not good at cooking. Lesson learnt two  invite the right people in advance and then let it go….it is enough to prepare everything the same day, no need for stressful planning during the working days.

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Eid el Umm, la festa della mamma in Palestina

In molti paesi arabi oggi, 21 Marzo è la festa della mamma. Fonti riportano che la festa veniva già celebrata 7000 anni fa ma fu poi interrotta fino a che intorno agli anni 50′ il giornalista egiziano Mustafa Amin rilanciò tramite il suo giornale l’idea. Amin era stato colpito dalle tristi storie che arrivavano alla sua relazioni di mamme dedite ai loro figli che le ripagavano con ingratitudine. La mamma ha un ruolo fondamentale nella cultura araba, il ruolo riproduttivo e di cura è molto importante, la mamma tiene insieme la famiglia che è in genere molto grande e molto unita.

Gli insegnamenti islamici impongono di rispettare entrambe in genitori e in particolar modo la madre, tra gli insegnamenti del Profeta uno molto bello recita “Il paradiso giace sotto i piedi della madre”. Oggi in giro per Gerusalemme c’erano molti mazzi di fiori e scatole di cioccolatini. Si festeggia come in Italia con qualche dolce, un regalo, un gesto gentile per chi ci ha fatto nascere e ha fatto tanti gesti per noi. Mi auguro, in questo giorno, che tutte le bambine non siano mamme, che tutte abbiano la possibilità di scegliere i modi e i tempi per avere una famiglia. In Palestina i matrimoni precoci sono un pratica diffusa. Diventare mamme troppo presto ruba alle bambine la loro infanzia e adolescenza, ed ha ripercussioni sulla loro salute e su quella dei loro figli, sull’educazione,e sull’economia di tutta la comunità. C’è il tempo giusto per ricevere cura e attenzione e per iniziare a darli e poi, per festeggiare.

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Presidente Obama, maybe you can

Cartelloni in tutta Ramallah in occasione della visita di Obama

Cartelloni in tutta Ramallah in occasione della visita di Obama

Da un paio di giorni la strada principale che attraversa Ramallah, citta’ della Palestina sede dell’autorita’ palestinese, e’ tappezzata da questi cartelloni che richiamando lo stile della campagna elettorale di Obama recitano un messaggio ben preciso ma insolito per il Presidente: Non portare il tuo smart phone a Ramallah perche’ non avrai accesso a internet,non esiste 3G in Palestina. Il problema quotidiano dei Palestinesi non e’ certo il 3G, ma le restrizioni di movimento, i checkpoint, le terre confiscate, le violenze quotidiane, e anche si l’impossibilita’ di comunicare utilizzando una via  comune e diffusa quale il 3G. Il 3G non e’ disponibile per restrinzioni imposte dalle autorita’ israeliane.

Il Presidente Obama sara’ in visita ufficiale dal 20 Marzo per 3 giorni in Israele e Palestina. Nell’agenda ufficiale sul tavolo di Netanyahu per l’incontro vi sono: il programma nucleare iraniano, il conflitto in Siria e il processo diplomatico con i Palestinesi. Giovedi  21 Marzo e’ invece previsto l’incontro con le autorita’ palestinesi a Ramallah, il presidente Abbas chiedera’ il rilascio dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Qui c’e’ attesa per la visita ufficiale di Obama, si attende una scossa alla situazione di stallo anche se le speranze per un cambiamento reale, per  la pace sono basse. President Obama, maybe you can!.

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Se dimentico te, Gerusalemme

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“If I forget you, O Jerusalem, let my right hand wither, let my tongue stick to my palate if I cease to think of you, if I do not keep Jerusalem in memory even at my happiest hour.” Bible

“Se dimentico te, Gerusalemme,
si paralizzi la mia mano;
la mia lingua si incolli al palato
se non sei il mio continuo pensiero,
il colmo della mia gioia, Gerusalemme.”

Bibbia (Salmo, 137)

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